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Il gatto, la volpe e altri figli di un’editoria puttana.

Il gatto, la volpe e altri figli di un’editoria puttana.


Immaginate un autore esordiente alle prese con la stesura della sua prima opera; l’acerbità dei suoi vent’anni e un mondo, quello dell’editoria, che si apre al suo orizzonte.
Per comodità, l’autore d’ora in avanti verrà citato come “Geppetto” ma quella che sto per raccontarvi non è la storia di Pinocchio, pur dovendo ammettere di essermi ispirato liberamente alla sua trama per trarne una sorta di inedito sequel.
Geppetto è un sognatore, vive la spensieratezza dei suoi vent’anni e rifiuta nel modo più assoluto di proseguire l’attività di famiglia, una piccola falegnameria grazie alla quale suo nonno, anni prima, accrebbe notevolmente il suo conto in banca con i proventi sui diritti d’autore di un certo ceppo di legno che divenne un celebre burattino.
Geppetto voleva prendere le distanze da quella storia già scritta per produrne una tutta sua e così decide di intraprendere un’esperienza autonoma nel campo dell’editoria. L’idea appare fin da subito geniale ma, senza sorprenderci, genera un certo sospetto tra i conoscenti e, soprattutto, tra gli affetti più cari che non riescono proprio a capire effettivamente cosa diamine sta facendo della sua vita Geppetto.
E i dubbi sono anche leciti: “ma che lavoro fai?”. La prima e più ovvia risposta naturalmente è “l’autore” ma, con il passare dei giorni, i dubbi cominciano ad infittirsi anche per Geppetto, che continua ad avventurarsi in questo deserto di non risposte alle sue molteplici domande. E non può rischiare di perdere la strada o, meglio, forse deve proprio trovarla. Da dove partire, se non dall’opera stessa? L’idea c’è ed è buona; rispecchia i suoi ideali e pertanto si può partire con la stesura.
Nel mentre che le pagine scorrono, Geppetto continua scrupolosamente a controllare la sua casella mail nella speranza di ricevere una risposta da un qualunque editore tra i centinaia già contattati. Nessuna risposta.
Un giorno, dirigendosi alla stazione degli autobus dopo essere uscito dalla facoltà, incappa in una sorta di strano grillo parlante. Il grillo, saggio consigliere e scrupoloso visual designer, cerca di sollevare l’animo di Geppetto, oramai sempre più affranto, suggerendogli di non continuare ad attendere senza speranze, bensì di procedere con la creazione della sua opera, fino a quel momento ancora ostaggio di una cartellina piena di fogli disordinati, ai quali manca solo la giusta riga per restituire un’intera storia. Geppetto è scettico perché non immagina minimamente cosa ci fosse dietro la creazione di un prodotto editoriale e, prontamente, il grillo si offre per affiancarlo in questa impresa, previo giusto compenso. La collaborazione prese avvio. Un anno dopo quell’incontro, un anno di sacrifici, isolamento, estenuante lavoro stagionale estivo per trovare il budget e tante notti insonni, Geppetto, con l’aiuto del saggio grillo parlante, stampa la prima copia del suo romanzo. Controllata la qualità della stampa e corrette le ultime sbavature, manca solamente l’incontro con un editore interessato alla pubblicazione.
I consigli del grillo stanno tornando utili e, infatti, con un prodotto ben presentato e definitivo, qualche risposta alle continue richieste di Geppetto comincia ad arrivare, fino a diventare migliaia: c’è chi gentilmente declina la proposta e chi la rinvia a data da destinarsi così da valutarne i contenuti.
Ma, un giorno, con la complicità di quelle coincidenze che, con il senno di poi, vengono chiamate sciagure, Geppetto, con a spasso il suo romanzo rilegato a mano, distrattamente va a scontrarsi contro un tale che malauguratamente sosta sul suo percorso. Geppetto si precipita subito a raccogliere i suoi fogli tutti sparpagliati e, alzando la testa, può riconoscere l’insolito soggetto: è niente di meno che la Volpe accompagnata dal suo socio, Gatto. I due, notata la gelosa fretta del riordinare quanto caduto, non esitano a chiedere di cosa si potesse mai trattare e, nonostante il tentativo di Geppetto di rimanere vago e impreciso, la Volpe capisce che quello era un romanzo in cerca di pubblicazione e, strizzato l’occhio a Gatto, si finge un editore. “Bello! Dovresti pubblicarlo, sai?!” incalza con fare saccente la Volpe, calpestando gli ovvi sforzi e ricerca di Geppetto.
“Perché non pubblichi per la nostra casa editrice?” continua. “Con noi sarai esposto nelle grandi fiere del libro, festival, grande distribuzione… di noi ti puoi fidar!” conclude, con fare alla Bennato.
Probabilmente, così come doveva fare Pinocchio anni prima, Geppetto avrebbe dovuto fidarsi dei suoi dubbi e di quelli del saggio Grillo parlante, fiutando più di un sospetto. In quel momento, però, sembravano davvero chi si spacciavano di essere. E l’apparenza è tenuta in piedi da altri autori che, a differenza di Geppetto, godevano di un contratto editoriale e di una vetrina sul mercato. Tutto in regola insomma, perché non fidarsi? D’altronde, Geppetto non è nemmeno un tipo che valuta sulla base delle apparenze e, convinto dalla visita della libreria con quasi un centinaio di libri targati “Il Gatto e la Volpe”, accetta un incontro nella tana dei due per discutere del contratto. Arrivato quel momento, la Volpe invitò Geppetto a sedere accanto al Gatto e tira fuori la sua proposta: acquistare le copie che vorrà stampare del suo romanzo a un prezzo ridotto rispetto a quello di copertina, sul quale loro rivendicheranno una piccola percentuale per imprecisate spese editoriali ma con l’impegno di stampare da subito centinaia di copie, chiaramente da pagare anticipatamente. In quel momento, Geppetto è perplesso, stanco e anche solo, visto che il saggio Grillo decide che per lui era il momento di farsi trovare sulla strada di qualcun altro; così da uno sguardo alla libreria esposta e presta orecchio ai due che continuavano ad ingrossare fiumi di promesse, a presentare calendari di impegni e prospetti di una seconda pubblicazione. Geppetto da un nuovo sguardo a tutti quei libri, pensa all’ultimo autore seduto al suo posto per firmare un contratto e alla fatica che questo aveva compiuto per arrivare a pubblicare il suo romanzo. E in men che non si dica, con una firma e una stretta di mano, senza saperlo Geppetto sta pattuendo la fine del suo diritto di essere autore. Nel giro di qualche mese, i due furfanti si dileguano senza lasciare traccia e abbandonando Geppetto senza più un soldo, che poche copie del suo romanzo e un vincolo contrattuale da onorare. Oltre al danno, anche la beffa: Geppetto non avrebbe più potuto vedere il suo romanzo rivivere se non dopo questi due anni e per lui questo, più di ogni raggiro e conti in rosso, era difficile da accettare. In quel momento la mente di Geppetto torna a tutti quegli autori esposti nella libreria del Gatto e la Volpe e all’inganno, alla loro certa rassegnazione nell’accettare il controsenso di dover acquistare un’opera del proprio intelletto per vederla pubblicata, e alla loro complicità, forse inconsapevole, nell’alimentare questo sistema malato e vilmente edonistico che permette di esistere al Gatto e alla Volpe ma non di vivere a chi riversa la propria vita nelle sue opere.
Così, accettato l’errore commesso dell’inesperienza, Geppetto decide di fare l’unica cosa che poteva cercare di scarcerare tutti quegli autori come lui ammanettati: farla finita. Libera l’opera dalle catene, rendendola di pubblico dominio coerentemente con le finalità preposte inizialmente: rinunciando ai suoi diritti d’autore, Geppetto ritrova il suo diritto ad esserlo.
Morale? Può capitare, nel difficile e ostile percorso editoriale, di trovare intoppi o incappare in incidenti di vario genere, che non tengono conto dell’impresa sostenuta per arrivare al sogno di una pubblicazione. Può capitare anche di ritrovarvi dall’altra parte, a chiedere a Geppetto di mettersi nei vostri panni e di comprendere empaticamente quello che è stato il vostro dolore per la delusione di un progetto finito male. Ma quel che davvero importa ricordare è che una scelta principalmente consiste in un atto di coraggio e che da essa è possibile rinascere ogni volta con una nuova dignità.

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